Unione Europea tenta di reprimere i wallet non custiodial?

L’Unione Europea sta iniziando a pensare di vietare le transazioni anonime tramite le criptovalute. La narrativa rimane sempre quella di voler combattere il crimine.

Stando un thread su Twitter da parte di Patrick Hansen, questo rischio si sta facendo abbastanza concreto. Hansen è un Dirigente responsabile della Strategia presso Unstoppable Finance.

Sembrerebbe, in particolare, che il Parlamento Europeo stia pensando di includere i wallet non custiodial nel pacchetto degli AML. Si tratta di una categoria di norme volte a scongiurare il rischio di reciglaggio del denaro (anti-money laundering). In generale, le proposte farebbero parte delle norme inserite nel Transfer of Funds Regulation (TFR).

Unione Europea: I sospetti ed il voto

Hansen pensa che la Commissione dell’Unione Europea possa addirittura arrivare a proibire le transazioni verso i wallet “unhosted”.

Il voto riguardo a questa proposta è previsto per il 31 Marzo. E se la proposta dovesse passare, inizierebbe un dibattito sulla sua implementazione. Una proposta che potrebbe, comunque, non passare. Basti pensare al recente voto sul ban della Proof of Work in Europa. Alla fine, la misura è stata considerata eccessiva e la proposta non è passata per successiva discussione. Ma c’è anche chi pensa che, questa volta, il rischio sia più concreto. Dopo tutto, nella proposta precedente, il ban alla Proof of Work è stato solo un emendamento inserito all’ultimo. Molti esperti, infatti, si aspettavano che tale emendamento non passasse.

Il piano iniziale di vietare le transazioni anonime da parte dell’Unione Europea risale, in realtà, già a Luglio 2021. La Commissione aveva già fatto dei commenti:

“Today’s amendments will ensure full traceability of crypto-asset transfers, such as bitcoin, and will allow for prevention and detection of their possible use for money laundering or terrorism financing.”

“These proposals have been designed to find the right balance between addressing these threats and complying with international standards while not creating excessive regulatory burden on the industry.”

Il Thread di Patrick Hansen

Hansen spiega che la regolamentazione in questione porterebbe gli Exchange Centralizzati non solo a richiedere e raccogliere dati personali, ma anche di verificarli. Per gli Exchange, però, potrebbe essere molto difficile verificare i dati di un wallet non custiodial. Ecco perché gli Exchange potrebbero arrivare a negare questo tipo di transazioni, pur di sopravvivere.

Nel post su Twitter viene anche specificato un dettaglio. Nella bozza della proposta si legge che, in aggiunta a quanto detto sopra, ci potranno essere “ulteriori misure specifiche per mitigare i rischi.”

Si tratta certamente di un obiettivo di controllo volto, a quanto dichiarato, a reprimere il crimine finanziario. C’è anche da dire, però, che risulterebbe comunque difficile – o impossibile – per i governi il controllo di wallet open source. Inoltre, se un giorno Bitcoin dovesse diventare un mezzo di pagamento utilizzato su vasta scala (ad esempio da governi) queste misure restrittive avrebbero poco senso e bassa presa.

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