Sorveglianza di massa: l’Europa è pronta

A partire dagli eventi di Edward Snowden e della NSA (Datagate) i cittadini del mondo hanno cominciato a parlare di sorveglianza di massa. Ma non abbastanza. Neanche lontanamente. Si parla di sorveglianza di massa come quella cosa di cui abbiamo paura ma che poi, di fatto, non è un rischio così reale. Come il mostro che si nasconde dentro l’armadio. Uno scherzo, un gioco. Come quando si fanno battute su eventi improbabili molto lontani da noi. Eventi improbabili come la Terza Guerra Mondiale. E poi, però, cominciamo a sentire che alcuni eventi tanto improbabili non sono.

Adesso le battute su una ipotetica Guerra Mondiale sono diventate più frequenti. Ma anche più angosciose e concrete. L’opinione pubblica, però, ora dovrebbe prendere più seriamente anche le questioni sulla sorveglianza di massa. Argomento che richiede uno sforzo maggiore poiché nessuno dei media tradizionali ne parla davvero.

L’introduzione del Regolamento Chatcontrol

Mentre i cittadini sono stati distratti dalla pandemia, l’Europa approvava una prima versione del regolamento Chatcontrol. Tale disposizione consentiva alle aziende di scansionare le chat delle persone. E mentre i cittadini erano (sono) distratti dalla guerra in Ucraina, lo scorso 2 Marzo l’Europa ha aggiornato tale disposizione. Questo aggiornamento non solo consente, ma obbliga i fornitori di servizi di comunicazione a controllare le chat degli utenti.

La nobile causa

Ovviamente doveva essere trovata una motivazione che giustificasse queste mosse di controllo. In questo senso, il controllo delle forme di comunicazione ha come scopo quello di proteggere i minori. Nello specifico, l’Europa vuole cercare e trovare contenuti pedopornografici. Oltre ai contenuti digitali, lo scopo sarebbe anche quello di scovare situazioni in cui dei minori possano essere vittime di abusi.

Ovviamente non sono poche le persone che pensano che tutto ciò sia solo una facciata. Come suggerisce questo articolo di una newsletter intitolata Privacy Chronicles, le operazioni di sorveglianza iniziano sempre con uno scopo nobile. Oggi potrebbe essere, appunto, il combattere la pedopornografia o proteggere i cittadini dalla guerra. Come ieri era il terrorismo.

Il consiglio è di seguire l’autore dell’articolo originale, su Twitter, per maggiori argomentazioni.

Una guerra contro la crittografia

La Commissione Europa ha scritto un documento riguardo la lotta alla pedopornografia. Una sezione di questo documento è dedicata alla crittografia end-to-end.

“An investigation into child sexual abuse in Germany resulted in the discovery of potentially more than 30000 suspects using group chats and messenger services to share materials, incite each other to create new materials, and exchange tips and tricks on how to groom victims and hide their actions. The use of end-to-end encryption makes identifying perpetrators more difficult, if not impossible.”

Come viene suggerito nell’articolo citato, sembra che l’Europa più che combattere la pedopornografia, voglia combattere la crittografia. Per estensione, sembra che l’Europa, fiera delle sue regolamentazioni GDPR, voglia combattere la privacy.

Per fortuna, almeno, le aziende stanno sviluppando sempre più sistemi di messaggistica crittografati end-to-end (come WhatsApp). Bisogna vedere quanto tutto ciò stia bene ai governi.

L’aspetto inquietante, però, è che sembra che gli Stati stiano lavorando per risolvere queste difficoltà tecniche. Il fine è quello di andare oltre alla crittografia in generale portando ad una vera e propria sorveglianza di massa.

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