Green Pass: non può essere solo una questione di salute

Il Green Pass, che non ha bisogno di presentazioni, è stato esteso fino a Giugno 2023. È vero, il suo utilizzo risulta ora sospeso. C’è chi è convinto che questo corrisponda, o possa corrispondere in futuro, ad una cancellazione. Poco importa, in realtà. Anche se la cancellazione del sistema dietro al Green Pass dovesse essere effettiva, essa non corrisponde alla cancellazione del precedente che ha creato. Così come la ferita della divisione sociale.

Perché parliamo del certificato verde, una misura di carattere sanitario, in questo blog? Perché la natura di questo strumento è quella di una tecnologia pervasiva, i cui veri scopi, tra l’altro, hanno poco a che vedere con la sicurezza sanitaria.

Il Green Pass si propone inizialmente come strumento per semplificare lo spostamento tra i Paesi Europei.

Il Green Pass non è sospeso

Il DCPM di Marzo 2022, prima della “sospensione” di Maggio, andava in effetti a rafforzare il Green Pass. L’allegato B del documento del DCPM prevede che il green pass rafforzato. Si tratta di quello erogato a seguito di 3 dosi o 2 dosi con guarigione, abbia una durata massima di 540 giorni.

Questo implica che, finché non ci sarà una legge che disciplina la fine reale del Green Pass, lo strumento continuerà ad esistere senza differenze rispetto a prima.

Che cosa succede dopo i 540 giorni? Semplicemente, allo scadere del periodo, il certificato verde verrà automaticamente rinnovato. Salvo, nel frattempo, non arrivi una legge che rende la sua validità formalmente perpetua. Ma poco cambia.

Come dichiarato esplicitamente da Mario Draghi in una conferenza, la struttura che sta alla base del certificato verde non verrà dismessa. Anche se non dovesse più servire per andare a lavoro o entrare nei negozi, ad esempio.

Il Green Pass non rispetta i Principi Europei

Prendendo come spunto il Blog Privacy Chronicles, come già fatto sull’argomento dell’inganno delle smart cities, osserviamo che il certificato verde non rispetta assolutamente i principi europei sul trattamento dei dati.

“I principi europei sul trattamento di dati prevedono che i dati siano trattati in modo proporzionale, trasparente, per finalità determinate, esplicite e legittime, e conservati per un arco di tempo limitato.”

“Il sistema green pass in Italia è l’esatto contrario. Le finalità del green pass sono tutt’altro che “determinate, esplicite e legittime”. Sfido chiunque oggi a definire in modo preciso e puntuale lo scopo del green pass.”

Le evidenze statistiche mostrano come il Green Pass non sia assolutamente servito a prevenire i contagi. Molte persone si sono dimenticate di questo scopo. Essendo questo fallito, la narrativa è leggermente cambiata. Ad un certo punto, scopo del certificato (e della vaccinazione) era quello di ridurre la mortalità causata dal virus.

Inoltre, il certificato è anche poco efficace come strumento persuasivo. Infatti, da Novembre 2021, non si è registrato un significativo aumento delle persone vaccinate.

“E infine, la limitazione della conservazione dei dati. La piattaforma PN-DCG fa ormai parte di un ecosistema interconnesso tra INPS, NoiPA, IO, Immuni (sì, esiste ancora), e decine di altri servizi informatici che trattano milioni di dati di qualsiasi tipo (non solo quelli sanitari).”

I metodi predittivi delle regioni

Negli ultimi mesi il Garante della Privacy ha scoperto qualche inquietante dettaglio. Il Ministero della Salute ha chiesto alle Regioni di iniziare a raccogliere i dati dei cittadini. Questo al fine di implementare metodi predittivi riguardo l’evoluzione del fabbisogno di salute della popolazione. Si tratta della modifica del DL 34/2020.

“Trattare dati anche relativi alla salute, raccolti nei sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale, nonche’ dati reddituali riferiti all’interessato e al suo nucleo familiare per lo sviluppo di metodologie predittive dell’evoluzione del fabbisogno di salute della popolazione.”

Fortunatamente, il Garante della Privacy ha sanzionato le Regioni che hanno partecipato al programma.

“È sufficiente una comunicazione del Ministero per avviare un trattamento di dati su larga scala di tutti i cittadini italiani. Senza legge, senza dibattito pubblico, senza trasparenza e tutela per le persone.”

“E mentre accade tutto questo, Colao ci dice che entro il 2026 tutti i cittadini italiani dovranno avere un’identità digitale, probabilmente super-centralizzata e gestita attraverso il famigerato Cloud nazionale.”

Decreto Capienze

Ad Ottobre 2021, è stato approvato il Decreto Capienze che ha innovato il Codice di Privacy dell’Italia. Dopo questo decreto, la pubblica amministrazione è legittimata a trattare, comunicare e diffondere i dati personali attraverso un solo atto amministrativo. Tra le tante cose, questo decreto ha permesso alla Agenzie delle Entrate di sanzionare chi non si era vaccinato.

Questo Decreto non stupisce per niente. Grazie a questo, infatti, lo Stato è in grado di monitorare il comportamento dei cittadini. Integrando l’osservazione di questi comportamenti con il Green Pass, quest’ultimo si può trasformare in una via di diffusione del sistema di punteggio sociale. Anch’esso obiettivo del governo.

“E allora, cosa vieta al governo italiano di unire la tecnologia del green pass con l’enorme potere informativo che sta accumulando, per creare un sistema capace di subordinare l’accesso a beni e servizi sulla base del possesso di determinati requisiti?”

Leggi anche: Se l’Agenzia delle Entrate tratta dati sanitari è un problema

Le sperimentazioni

No, non parleremo delle sperimentazioni dei vaccini sulle persone. Parleremo della sperimentazione di un sistema sociale. La certificazione verde sarà fondamentale per far accettare alla popolazione futuri strumenti ad esso collegati. Tra questi, strumenti di controllo sociale che, prima del Covid, non sarebbero mai stati accettati dalla popolazione.

In un recente video, Luca Donadel, cita a tal riguardo la finestra di Overton.

Questa desensibilizzazione al controllo, si può dire, porta nella società novità come il diffondersi del punteggio sociale, spiegato in questo articolo.

Ma altri esempi sono le sperimentazioni su Codici QR Code (come il Green Pass) per l’ingresso in città come Venezia. Il sistema (tranquilli, all’inizio sarà facoltativo) servirà per monitorare i turisti. Il controllo del codice, a partire dal 2023, servirà per garantire che i turisti abbiano pagato il contributo di accesso alla città.

Altro esempio sono le quote personali ci CO2. Si tratta di uno studio che prevede di attribuire ad ogni persona una quota di CO2 da spendere. L’idea è che il singolo debba essere monitorato nello stile di vita, uso dell’auto, voli in aereo, per fare alcuni esempi. Uno degli ideatori, che non è il cattivo di un film fantascientico distopico, si chiama Francesco Fuso Nerini. In una intervista ha ammesso quanto segue.

“Gli effetti della pandemia sui comportamenti delle persone, oltre allo sviluppo della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, hanno infatti creato le condizioni per rendere più facilmente praticabile l’introduzione delle quote personali di carbonio.”

«Questo misero modo / tegnon l’anime triste di coloro / che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo» – Dante, gli Ignavi.

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