Euro digitale: l’Europa riapre la discussione

Il primo documento emesso dall’Europa riguardo lo sviluppo e potenziale implementazione dell’euro digitale risale al 2018. Dopo di ciò, in realtà, non ci sono stati particolari aggiornamenti. La sensazione era infatti che L’Europa, tutto sommato, non avesse particolare fretta del perseguire questo tipo di progetto. Ma le cose, negli ultimi giorni, potrebbero essere un po’ cambiate.

L’argomento è infatti riemerso attraverso una nota pubblicata il 5 Aprile 2022 da parte del Dipartimento della Stabilità Finanziaria. Questa nota apre un periodo di consultazione che durerà fino al 14 Giugno 2022. Una consultazione che includerà diversi attori. Tra questi troviamo le istituzioni di credito e specialisti di soluzioni di pagamento tradizionale ed elettronico. Saranno anche incluse associazioni dei consumatori e retail e supervisori del mondo dell’antireciclaggio di denaro.

Gli obiettivi delle consultazioni

Saranno esaminati da vicino i bisogni dei potenziali utilizzatori dell’euro digitale. Anche le aspettative che potrebbero nutrire nei confronti di questa innovazione (se è così che la si può definire). Si esamina il ruolo dell’euro digitale nel contesto europeo. Negli obiettivi emerge che l’Unione Europea vorrà anche trovare il modo di salvaguardare lo status del “euro cash” come legal tender. Ancora, la discussione verterà sull’impatto della CBDC sul settore finanziario e sulle applicazioni dei regolamenti AML.

Sorprendentemente, parte delle discussioni saranno focalizzate su “aspetti di privacy e protezione di dati”. Bisognerà poi vedere se questo argomento sarà oggetto di discussione sterile o meno. Ovvero, capire se si prende semplicemente atto del fatto che i cittadini europei non avranno più una privacy. Oppure se, forse, qualcuno storcerà effettivamente il naso.

Altro argomento delle consultazioni saranno i servizi di pagamento internazionale attraverso l’euro digitale.

Il contesto in cui si inserisce l’euro digitale

Su Crypto Flave abbiamo parlato più volte delle CBDC e di quanto queste non abbiano assolutamente nulla a che fare con le criptovalute. E, tanto meno, con Bitcoin. In effetti, possiamo dire che stiamo paragonando due mondi completamente opposti. Giusto per fare un esempio, prendiamo l’aspetto della privacy. La stessa Unione Europea propone una discussione sulla privacy in una nota ufficiale. Risulta allora evidente che l’euro digitale avrà sicuramente un problema di privacy.

Dall’altra parte, l’Unione Europea è evidentemente spaventata dalle transazioni in criptovalute (Bitcoin). Questo perché sono caratterizzate da “molta privacy”. Pochi giorni fa, infatti, l’Europa ha proposto l’introduzione di alcuni nuovi emendamenti. Questi potrebbero portare gli Exchange Centralizzati a raccogliere (e verificare) le informazioni relative all’identità delle parti coinvolte.

Questa proposta, ed i suoi potenziali effetti, viene analizzata in modo molto chiaro da Federico Rivi, giornalista esperto di Bitcoin, nel suo spazio Bitcoin Train. Lettura consigliata.

In tal senso è bene sottolineare che è stato più volte appurato dalle community che Bitcoin non garantisce il completo anonimato. Ricordiamo, infatti, che la blockchain è un registro estremamente trasparente di transazioni. Per questo motivo, si accetta che Bitcoin non è sicuramente la via più adatta per il reciclaggio di denaro o attività criminali in generale.

Modello Cina?

Come osserva Federico Rivi nell’articolo sopra citato, sembra che l’Europa voglia imitare in tutto e per tutto il modello cinese. La Cina ha infatti da poco implementato la sua CBDC, lo yuan digitale. Questo è un interessante, piuttosto inquietante, punto di riflessione. Basti pensare a quale sia il pensiero occidentale più o meno comune sulla politica cinese.

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