Il caso Unicredit palesa l’importanza di Bitcoin

Bufera di tweet che va avanti da un paio di giorni. Il caso Unicredit si apre con la richiesta di chiarimento riguardo alle politiche della banca nei confronti delle criptovalute. La risposta è chiara: 

Le relazioni con le controparti emittenti criptovalute sono addirittura vietate.


Le conseguenze


Pena? Probabilmente, la chiusura del conto. In rete si trova qualche simpatico articolo, quello di Nicola Porro, per citarne uno. Sì, è ovviamente incompleto. Nell’articolo si specifica che non si possono esattamente sapere quali siano le conseguenze per chi emette un bonifico verso un Exchange crypto. Questo perché l’account Twitter della banca altro non dice se non che queste relazioni sono vietate. Nessuno parla di chiusura del conto. 


Basta tuttavia fare qualche altra ricerca in rete e trovare diversi utenti che comunicano di aver chiuso il loro conto presso Unicredit dopo che questo era stato bloccato a seguito di un bonifico verso un emittente di criptovalute. Possibile che, onde evitare ulteriori pesanti polemiche Unicredit, o chi per lei, non abbia voluto fornire altri gravi dettagli.


Le policy contrattuali 


Unicredit ci sta quindi dicendo che questa ha potere di decidere autonomamente la bontà, o meno, delle nostre relazioni. Fin qui, tuttavia, non possiamo mettere in croce Unicredit. Il sistema bancario e tutte le banche, forse quello sì. Questo perché, in effetti, in base a quanto stabilito dall’articolo 1834 del codice civile, i soldi che il risparmiatore deposita nella banca non sono più formalmente di proprietà dell’utente stesso, bensì della banca.

 
Ora, questo aspetto meriterebbe, ovviamente, una discussione che potrebbe durare diversi anni (o pochi secondi, dipende dai punti di vista), ma ora prendiamolo solo come la realtà dei fatti. Il punto è che nonostante questo, molte banche non hanno scelto – almeno per ora – di dichiarare una così poco furba guerra alle criptovalute. Questo è sopratutto vero fuori dal nostro Paese, giusto per dare una notizia scontata. 


La soluzione


La soluzione si chiama Bitcoin, e lo sappiamo tutti. Forse Bitcoin non sarà nato solo per proteggere le persone da dinamiche come queste ma sicuramente nato anche per fare proprio questo. Bisogna certamente sottolineare che ogni entità aziendale è libera di offrire i servizi che si sente di offrire, ma è superfluo dire che in questo caso la questione è molto più delicata e alimenterà un interessante dibattito. Almeno così si spera. 


La soluzione, oltre a riconsiderare la scelte del tipo di conto corrente bancario, non può che essere rappresentata dal peer to peer, dalla decentralizzazione, dalla sicurezza e dal concetto di permissionless. Che eventi come questo caso Unicredit piuttosto inquietanti siano i migliori eventi. Non quelli che fanno volare il prezzo di Bitcoin a 100.000 dollari in un paio di settimane.

Quegli accadimenti intrinsecamente turbanti che rappresentano, nella vita di tutti i giorni, il miglior assist allo sviluppo di Bitcoin.  

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