Caso Terra (LUNA): cosa ci insegna (su Bitcoin)

Il caso Terra sta facendo discutere moltissimo. Perché? Un periodo di bear market (o un mercato percepito come tale) non bastava. Sì è infatti aggiunta la corsa ai capitali per ritirarli dall’ecosistema Terra.

È successo che la stablecoin di Terra (UST) e, di conseguenza, LUNA, hanno subito una pesante capitolazione. Una capitolazione che ha portato la stablecoin a non essere più tanto stabile, perdendo la correlazione con il dollaro. Il valore di UST è, infatti, sceso fino a raggiungere il valore di 0,61 dollari.

Nel frattempo, il prezzo di LUNA è sceso a 4 dollari mal tenuti, con una perdita superiore al 86%.

Sembrerebbe che la missione della Luna Foundation Guard, quella di mantenere la stablecoin ancorata al valore del dollaro, sia fallita. Inoltre, la strategia di acquistare, e ora vendere, Bitcoin finalizzati ad una corretta collateralizzazione di UST, sembra non funzionare. Almeno per adesso, l’unica meta raggiunta sembra essere quella di aver causato un ribasso al prezzo di Bitcoin.

Il caso Terra: la Centralizzazione

Anche se il peg dovesse essere recuperato, le dinamiche che ruotano dietro a progetti come Terra continuano a dimostrarne l’assoluta centralizzazione. Il caso Terra dimostra che dinamiche, evoluzioni, dichiarazioni e dubbi interventi di salvataggio sono più simili al comportamento delle Banche Centrali, piuttosto che di coloro che cercano di innovare il sistema. Tra queste, includiamo anche il supporto fornito da Binance, che ha bloccato le vendite degli asset.

Come molti commentatori hanno (da sempre) richiamato, la sola presenza di un CEO determina la non-decentralizzazione di un progetto o asset.

Essendo LUNA, tra l’altro, in fase di chiusura ciclica, poche persone si avvicineranno presto al progetto.

In aggiunta, molti analisti avevano messo in guardia gli investitori retail circa l’insostenibilità delle rendite passive che il protocollo garantiva. È da mesi, in effetti, che la yield reserve di Terra subiva pesanti deterioramenti.

Un altro paradigma

Come riporta Federico Rivi, giornalista ed esperto di Bitcoin, le criptovalute sono, rispetto ad esso, un altro paradigma.

Come citato nel suo paper scaricabile attraverso questo link, le cryptovalute hanno sempre a che fare con il trade-off del trilemma. Il Trilemma ci spiega che in una blockchain bisogna costantemente venire a patti tra la decentralizzazione, sicurezza e scalabilità. Quale priorità stabilire?

La priorità di Bitcoin (solo di Bitcoin) è la decentralizzazione. Perché solo la decentralizzazione rende questa tecnologia unica e non attaccabile (e quindi anche sicura). Dopo tutto, tutto ciò che è centralizzato non è poi così diverso da ciò che il nostro mondo già conosce (aziende, CEO, governi e banche).

E la scalabilità? Bitcoin ha, sì, un “problema” di scalabilità, consentendo solo poche migliaia di transazioni al giorno. Tuttavia, Lightning Network, Layer 2 di Bitcoin, sta completamente risolvendo questo limite. Lightning Network consente, infatti, di garantire un quantitativo quasi infinito di transazioni giornaliere con costi di commissione prossimi allo zero.

Leggi anche: Lightning Network, cos’è e come funziona.

La natura centralizzata o semi-centralizzata del settore cripto rappresenta quindi un mare magnum di nuovi strumenti per scambiare valore che fa però parte di un paradigma non diverso da quello esistito finora. Quello in cui il successo delle operazioni all’interno della rete è garantito e dipende da un singolo o da pochi attori.

La governance di tutte le altcoin esistenti, sarà sempre centralizzata, in un modo o nell’altro.

Scarsità e indipendenza da ogni forma di controllo centrale rendono Bitcoin la tecnologia adatta a creare la moneta del libero mercato per eccellenza. Bitcoin è la realizzazione del sogno cypherpunk, ciò che rompe il monopolio statale dell’emissione di denaro, la separazione tra Stato e moneta.

Anche la Proof of Stake, come regolazione della creazione dei blocchi, è più centralizzante rispetto alla Proof of Work, su cui si basa Bitcoin. Nel primo caso infatti, il potere e le ricompense derivano dalla quantità di denaro investita direttamente nell’asset. Nella Proof of Work, invece, sarà premiato chi lavora a attivamente per il beneficio della rete, senza restrizioni.

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